A Messina esperti a confronto su outcomes clinici e nuove prospettive terapeutiche La radioterapia rappresenta uno dei pilastri della cura dei tumori solidi ed è da sempre una componente fondamentale dell’oncologia moderna, nonché la più antica tra le terapie oncologiche non chirurgiche. Grazie ai continui progressi, sta assumendo un ruolo sempre più centrale all’interno dei percorsi terapeutici multidisciplinari. Le moderne modalità di somministrazione della dose radiante consentono infatti di trattare il tumore con estrema precisione, riducendo l’esposizione dei tessuti sani e migliorando la tollerabilità dei trattamenti. Parallelamente, l’integrazione con l’immunoterapia e con le terapie a bersaglio molecolare e, in ultimo, con i radiofarmaci sta aprendo nuove prospettive terapeutiche, favorendo una risposta più efficace contro la malattia e contribuendo a migliorare gli outcomes clinici e la qualità di vita dei pazienti. Le nuove modalità di erogazione della radioterapia, infine, stanno aprendo scenari [continua a leggere]

Presentato a Grandi Ospedali il modello di presa in carico multidisciplinare per una malattia ancora priva di percorsi strutturati È pronto il Position Paper "Per una governance efficace delle patologie orfane di percorso. Dal caso dell'idrosadenite suppurativa a un modello di presa in cura per le malattie border", il documento che propone un modello organizzativo di riferimento per una delle patologie croniche più sottovalutate dal sistema sanitario italiano. Il paper nasce da un lavoro di confronto multidisciplinare che ha coinvolto clinici, direzioni strategiche, farmacisti, infermieri e rappresentanti dei pazienti, sotto la responsabilità scientifica del Prof. Angelo Marzano, Ordinario di Dermatologia e Venereologia dell'Università degli Studi di Milano e Direttore della SC Dermatologia del Policlinico di Milano. Al centro del documento c'è una categoria poco discussa ma clinicamente rilevante: le patologie "border", condizioni con una prevalenza tra lo 0,1 e l'1% della [continua a leggere]

Presentato a Milano il nuovo Progetto Obesità nell’ambito di Grandi Ospedali. Obiettivo: trasformare il riconoscimento della malattia in modelli organizzativi, percorsi di presa in carico precoce e strategie di sostenibilità per il Servizio sanitario nazionale. L'Italia è il primo Paese al mondo ad aver riconosciuto l'obesità come malattia. Un primato che rappresenta un passaggio storico sul piano culturale e istituzionale, ma che apre anche una domanda cruciale: cosa significa, concretamente, trasformare questo riconoscimento in percorsi di cura, modelli organizzativi e servizi capaci di rispondere ai bisogni di milioni di cittadini? È da questa domanda che nasce il Progetto Obesità, realizzato con il supporto non condizionato di Novo Nordisk e presentato il 28 maggio a Milano nell'ambito della quinta edizione dell’Open Meeting di Grandi Ospedali, durante un confronto che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, manager della sanità, clinici e associazioni di pazienti. [continua a leggere]

19 Giugno 2026

di Maria Beatrice Stasi

La vicenda che tiene banco in queste settimane è il sostanziale ritiro della proposta del ministro Schillaci, sostenuta per altro in modo bipartisan da Regioni di colore diverso, che aveva l’obiettivo di portare il contributo fattivo e operativo dei Medici delle cure primarie dentro le nuove strutture della sanità territoriale descritte dal PNRR. Tutti ricordano che il mantra della necessità di rafforzare la cosiddetta sanità territoriale non nasce dal nulla. Il Covid ha mostrato la debolezza di un sistema poco coordinato e efficace delle cure territoriali e ha mostrato altresì la resilienza degli ospedali che hanno sostanzialmente vicariato, nei giorni terribili dell’emergenza, la sanità territoriale travolta dalla pandemia. IL PNRR nasce nell’immediato periodo post Covid, anche se molti sembrano averlo dimenticato, dalla consapevolezza, da tutti allora condivisa, che occorre rilanciare il ruolo della sanità territoriale per fronteggiare meglio pandemie future e [continua a leggere]

18 Giugno 2026

di Redazione

L’evoluzione dei sistemi sanitari impone una transizione rapida verso modelli assistenziali in cui l'ospedale e il territorio non siano più compartimenti stagni, ma nodi interconnessi di un'unica rete di cura. In questo scenario, la telemedicina e, nello specifico, la teleriabilitazione non rappresentano più una scommessa sul futuro, ma una necessità organizzativa per garantire continuità assistenziale, sostenibilità economica e misurabilità del valore clinico. La sfida principale per i manager sanitari non risiede nella digitalizzazione fine a sé stessa, ma nell'adozione di soluzioni architetturali capaci di standardizzare i processi anche fuori dalle mura ospedaliere. Risponde a questa esigenza il sistema Homing Training di TecnoBody, una tecnologia progettata per trasferire la riabilitazione direttamente al domicilio del paziente, mantenendo inalterato il rigore scientifico e il monitoraggio clinico da remoto. L’efficacia di questo modello è testimoniata da due importanti progetti sul territorio nazionale: Il Progetto FOR [continua a leggere]

17 Giugno 2026

di Redazione

«Non vediamo il mondo per quello che è. Vediamo ciò che ci serve per viverlo.» I Mary aveva attraversato quarant’anni dentro una tavolozza di grigi. I suoi occhi traducevano il mondo in cenere e ardesia, in perla e fumo: una condizione rara, iscritta nei coni della retina fin dalla nascita. Del rosso possedeva la parola; della cosa, nulla. A farle compagnia c’era l’Intelligenza, che sapeva tutto ciò che si lascia dire. Aveva letto ogni libro, misurato ogni lunghezza d’onda, custodito ogni tramonto che mani umane avessero mai fotografato. Quando Mary domandava, lei rispondeva, e nelle sue risposte non rimaneva mai una crepa. Per anni le aveva descritto i colori come a un’esule si descrive la patria: con precisione perfetta e senza un grammo di terra tra le mani. II Venne una procedura, e con essa una mattina in cui le tolsero [continua a leggere]

Due sale operatorie attigue, due équipe al lavoro contemporaneamente, un rarissimo doppio trapianto cardiaco in simultanea che ha restituito una seconda vita a due pazienti affetti da una simile e severa cardiomiopatia, una malattia del muscolo cardiaco che compromette progressivamente la funzionalità del cuore fino a renderne necessario l’inserimento in lista d’attesa per un trapianto. È la vicenda che ha accomunato due uomini, di 40 e 59 anni, entrambi in attesa di un nuovo cuore e sottoposti nel mese di maggio ad un intervento eccezionale all’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo.  I pazienti si erano conosciuti durante le visite lo scorso febbraio. Subito è nata un’intesa tra i due, che hanno iniziato a scambiarsi messaggi. A maggio è arrivata, attraverso il sistema nazionale trapianti, la notizia della disponibilità di due cuori provenienti da due diverse regioni italiane. I due pazienti in [continua a leggere]

12 Giugno 2026

di Redazione