
Il futuro della sanità non arriverà tutto insieme. Sta già entrando nelle nostre vite, nei dati che produciamo, nelle tecnologie che utilizziamo, nei luoghi in cui ci curiamo e nelle decisioni che siamo chiamati a prendere. La vera domanda, quindi, non è più come immaginare il cambiamento. È come governarlo.
È questa la prospettiva che emerge dal programma del Forum Sistema Salute dal titolo “Cantiere del tempo presente”, che si terrà il 28-29 ottobre prossimi alla Manifattura Tabacchi a Firenze. E che guarda già alla stagione 2027 non come semplice appuntamento successivo, ma come tappa di un percorso nel quale il sistema sanitario italiano è chiamato a trasformare ciò che è stato costruito in capacità concreta di cura, innovazione e governo.
Per anni la grande sfida è stata costruire. Il PNRR ha accelerato infrastrutture, digitalizzazione, Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali, telemedicina, Fascicolo Sanitario Elettronico e reti territoriali. Ora arriva il passaggio più difficile: far funzionare ciò che è stato realizzato. Il Forum lo definisce con una formula molto netta: non basta più costruire il cambiamento, bisogna “abitarlo”, trasformando infrastrutture in servizi, investimenti in risultati, innovazioni in pratiche quotidiane.
Da qui nasce anche una nuova idea di sostenibilità. Non soltanto controllo della spesa, ma capacità di produrre valore: per il cittadino che deve ricevere una risposta tempestiva, per i professionisti che hanno bisogno di organizzazioni efficienti, per i territori e per le strutture sanitarie. È il passaggio da una logica centrata sulla spesa a una logica centrata sul valore generato.
Ma la sanità del 2027 dovrà confrontarsi con una trasformazione ancora più ampia: quella europea. L’European Health Data Space, AI Act, Critical Medicines Act, Biotech Act e nuova politica farmaceutica stanno ridefinendo le condizioni di accesso all’innovazione, gestione dei dati, ricerca, approvvigionamenti e sviluppo delle Life Sciences. La prospettiva del Forum però è chiara: l’Europa non deve essere soltanto un insieme di regole da recepire, ma uno spazio nel quale l’Italia può costruire una posizione più forte, competente e capace di generare progettualità. E poi c’è l’intelligenza artificiale. Non soltanto come tecnologia, ma come questione culturale e politica. “Chi decide quando decide l’IA?” è uno degli interrogativi più forti del programma. La sfida infatti non riguarda semplicemente ciò che gli algoritmi potranno fare, ma quale ruolo manterrà l’essere umano quando dati, sistemi autonomi e strumenti predittivi entreranno sempre più profondamente nei processi decisionali della salute. Per questo scienza, etica e innovazione vengono chiamate a confrontarsi nello stesso spazio.
La visione di questa 11° Edizione, tuttavia, non sembra voler scegliere tra tecnologia e umanità. Al contrario. La tecnologia ha senso quando aumenta la capacità di curare, prevenire, ascoltare e accompagnare. E la fiducia diventa una vera infrastruttura del sistema perché serve per condividere dati, adottare innovazioni, costruire reti, creare partnership e rafforzare il rapporto tra cittadini e istituzioni. Questa impostazione attraversa anche le iniziative che già preparano il 2027. HumanCare 2027, a Modena, punta su umanizzazione, partecipazione, co-progettazione, welfare culturale, formazione condivisa, prescrizione sociale e tecnologie al servizio della persona, con l’idea di una cura che vada oltre la singola prestazione e diventi esperienza umana, sociale e comunitaria.
Lo stesso vale per Grandi Ospedali, la cui prossima tappa sarà a Genova nel 2027 dove la community nazionale si confronterà per mettere in comune modelli organizzativi, innovazioni, esperienze e progettualità, rafforzando la collaborazione tra direzioni strategiche, professionisti, istituzioni, università, associazioni e imprese. Ed è significativo che questa visione non resti confinata alla grande governance. Nel programma entrano il linguaggio delle malattie invisibili, la medicina dei generi, la prevenzione femminile, la sessualità consapevole, il dolore invisibile, la cultura della donazione. In oncologia, inoltre, la prospettiva si sposta dall’ospedale al territorio, interrogandosi sul valore clinico, organizzativo e sociale dei nuovi modelli di presa in carico.
Forse è proprio questa la cifra più interessante della prospettiva 2027: tenere insieme ciò che troppo spesso viene raccontato separatamente. I dati e le persone, l’intelligenza artificiale e l’etica. L’ospedale e il territorio, l’innovazione e la fiducia. La sostenibilità e la qualità della cura.
Il Forum Sistema Salute sembra così voler diventare qualcosa di più di un appuntamento annuale: una piattaforma permanente di comunità, capace di trasformare il confronto in relazioni, progettualità e azioni concrete. Perché il vero salto verso il 2027 non sarà tecnologico, sarà culturale. E non si tratterà più soltanto di decidere quale sanità vogliamo costruire, ma di dimostrare che siamo capaci di farla funzionare. Insieme però.











