
Dall’articolo di Antonio Davide Barretta su Forbes Italia una sollecitazione che merita di essere raccolta: se il dialogo è il pilastro della sanità, allora il dialogo può diventare la sua infrastruttura cognitiva
Nel numero di luglio 2026 di Forbes Italia, nella rubrica “Healthcare Perspectives”, Antonio Davide Barretta — professore ordinario di economia aziendale all’Università degli Studi di Siena e direttore generale dell’Aou di Siena — firma un articolo che segna un punto di riferimento nel dibattito sull’intelligenza artificiale in sanità: I pazienti al centro.
La tesi è tanto limpida quanto impegnativa. L’IA si sta affermando rapidamente in numerosi ambiti della sanità, amministrativi e assistenziali, sostenuta dall’aspettativa di migliorare la produttività, l’efficienza delle organizzazioni e la precisione diagnostica e di cura. Ma il percorso di cura vive anche di un’altra dimensione, altrettanto determinante: la qualità della relazione tra professionisti e pazienti, che promuove fiducia e rassicurazione, incide sul benessere psico-fisico e facilita il processo di guarigione — o, quando la guarigione resta fuori portata, alleggerisce il peso della malattia.
Barretta porta un dato che vale più di molte analisi: i venti minuti che in media un medico dedica alla raccolta e all’analisi dei dati clinici di un paziente oncologico si riducono a quaranta secondi quando la stessa analisi è condotta dall’intelligenza artificiale. La domanda decisiva, però, viene subito dopo: dove va a finire quel tempo liberato? La risposta dell’autore è una vera e propria clausola di civiltà organizzativa: occorre che almeno una parte di quel tempo venga investita in dialogo e ascolto dei pazienti, anziché essere interamente riassorbita in ulteriori prestazioni.
L’articolo indica poi tre condizioni di progettazione. Primo: superare la logica del “black box”, sviluppando modelli di IA che rendano evidenti e tracciabili i percorsi logici seguiti nel proporre una diagnosi o un trattamento — perché la fiducia del paziente nel medico passa anche dalla capacità del medico di spiegare. Secondo: vigilare sui bias, a partire da quelli di genere, perché i sistemi apprendono dai dati e dati distorti producono decisioni falsate; modelli sensibili alle differenze possono al contrario correggere iniquità esistenti e generare risposte più personalizzate. Terzo: mantenere il paziente protagonista delle decisioni che riguardano la propria salute, con il consenso informato, il dialogo e la condivisione delle decisioni come pilastri della progettazione dei sistemi di IA.
A suggello, Barretta richiama l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, là dove misura la qualità di una civiltà sulla cura che sa offrire e sulla capacità di riconoscere “l’altro come volto e non come funzione”.
È una posizione che condividiamo pienamente. Ed è proprio per questo che vogliamo raccogliere la sollecitazione e compiere un passo ulteriore.
Le due curve: perché il dialogo è la questione centrale
C’è una ragione strutturale per cui il dialogo, che Barretta pone come pilastro, è destinato a diventare la questione centrale della sanità dei prossimi decenni.
Le capacità delle macchine crescono con andamento esponenziale: ogni generazione di modelli elabora più dati, più velocemente, con maggiore accuratezza. La comprensione umana cresce invece con andamento logaritmico: apprendiamo attraverso l’esperienza, la riflessione, il confronto — processi che richiedono tempo e che il tempo custodisce. Tra le due curve si apre un divario crescente. Ed è in questo divario che si annidano tutti i rischi evocati nell’articolo di Forbes: la black box, la fiducia compromessa, il professionista ridotto a esecutore di suggerimenti che fatica a spiegare, il paziente ridotto a funzione.
La nostra tesi — sviluppata nella trilogia che culmina in Parlo quindi sono — è che esista un solo ponte capace di attraversare quel divario: il dialogo. Il dialogo è l’interfaccia naturale tra intelligenza esponenziale e comprensione logaritmica. Attraverso il dialogo la macchina è costretta a rendere esplicito il proprio percorso logico; attraverso il dialogo il professionista mantiene la titolarità della decisione; attraverso il dialogo il paziente resta protagonista. Ciò che Barretta chiede alla progettazione dei sistemi di IA — tracciabilità, trasparenza, condivisione — è esattamente ciò che il dialogo, assunto come principio architetturale e come metodo, garantisce per costruzione.
Chiamiamo questa prospettiva intelligenza dialogica. Ed è la prospettiva da cui nasce COGI.CO.
Dall’intelligenza artificiale all’intelligenza organizzativa
La sanità produce prestazioni, certo. Ma soprattutto produce conoscenza. Ogni giorno il Servizio Sanitario Nazionale genera milioni di eventi: una visita, una diagnosi, una terapia, una telefonata, una prenotazione, un ricovero, un consulto multidisciplinare. Ogni evento produce informazioni e, prima ancora, produce relazioni. Sono le relazioni a determinare il successo di un percorso di cura: tra medico e paziente, tra ospedale e territorio, tra professionisti, tra servizi, tra organizzazioni.
Eppure il sistema continua a misurare quasi esclusivamente ciò che è facilmente quantificabile: liste di attesa, DRG, costi, prestazioni, esiti clinici. Resta fuori dallo sguardo proprio ciò che tiene insieme tutto il resto: il processo cognitivo dell’organizzazione.
COGI.CO nasce da una domanda diversa da quella abituale. La domanda abituale è: “Come può l’IA fare meglio quello che già facciamo?”. La nostra domanda è: “Come può un’organizzazione imparare continuamente da ciò che vive?”.
È una differenza radicale. L’intelligenza artificiale tradizionale apprende dai dati. L’intelligenza dialogica apprende dai processi di costruzione del significato. Perché una decisione clinica nasce dall’incontro tra evidenze scientifiche, esperienza professionale, contesto organizzativo, preferenze del paziente, vincoli economici e disponibilità delle risorse. Ogni decisione è un fenomeno cognitivo collettivo. Ed è proprio questo fenomeno che oggi resta privo di rappresentazione.
Il Digital Twin Cognitivo del Servizio Sanitario
Negli ultimi anni abbiamo costruito Digital Twin di macchine, di ospedali, di edifici, di processi logistici. COGI.CO propone qualcosa di diverso: il Digital Twin Cognitivo del Servizio Sanitario. Una rappresentazione dinamica di come il sistema pensa, decide, comunica, apprende e cambia.
Ogni interazione diventa un nodo di conoscenza. Ogni decisione modifica il modello. Ogni errore diventa apprendimento. Ogni buona pratica diventa patrimonio comune. Il Digital Twin Cognitivo rappresenta ciò che accade e, soprattutto, perché accade.
Qui la convergenza con l’articolo di Forbes si fa piena. Barretta chiede sistemi che rendano evidenti e tracciabili i percorsi logici delle proposte diagnostiche e terapeutiche. Il Digital Twin Cognitivo è precisamente questo: la messa in trasparenza — dialogica, interrogabile, verificabile — dei processi con cui l’organizzazione sanitaria costruisce le proprie decisioni. La distinzione rigorosa tra ciò che è attestato e ciò che è ipotizzato, che nella nostra architettura presidia ogni affermazione, è la risposta metodologica al problema della black box.
La relazione come infrastruttura sanitaria
L’articolo di Barretta sottolinea giustamente che la relazione è insostituibile. Noi proponiamo qualcosa in più: la relazione può diventare una vera infrastruttura del sistema sanitario.
Oggi l’attenzione al paziente, la fiducia, la comprensione, l’aderenza terapeutica, la qualità della comunicazione sono considerate variabili “soft”. In realtà sono determinanti clinici — lo stesso Barretta lo documenta quando lega la qualità della relazione al benessere psico-fisico e al processo di guarigione. L’intelligenza dialogica permette finalmente di renderle osservabili. Con una finalità precisa: migliorare continuamente l’organizzazione, custodendo la piena autonomia del professionista.
E c’è di più. Il tempo liberato dall’IA — quei venti minuti che diventano quaranta secondi — smette di essere una variabile lasciata alla buona volontà delle singole aziende e diventa una grandezza governabile. Un sistema che osserva i propri processi cognitivi sa misurare quanto del tempo risparmiato ritorna effettivamente in dialogo e ascolto. La clausola di civiltà organizzativa invocata su Forbes trova così il proprio strumento di verifica.
La nuova misura del valore
La sanità ha sempre valutato il valore attraverso due grandi dimensioni: gli esiti clinici e l’efficienza economica. L’intelligenza dialogica introduce una terza dimensione: la qualità cognitiva dell’organizzazione. Quanto velocemente apprende. Quanto riesce a condividere conoscenza. Quanto riduce le incomprensioni. Quanto migliora le decisioni. Quanto cresce la fiducia. Quanto aumenta la capacità collaborativa.
Sono questi gli indicatori che determineranno la resilienza del SSN nei prossimi decenni, di fronte a sfide che si presentano tutte insieme: invecchiamento della popolazione, crescita della cronicità, carenza di personale, aumento della complessità clinica, sostenibilità economica, disomogeneità territoriali. Ognuna di queste sfide richiede più di ulteriore tecnologia: richiede una nuova architettura cognitiva.
Dalla IA generativa alla Governance Cognitiva
L’intelligenza artificiale generativa rappresenta il primo passo. La vera rivoluzione sarà la Governance Cognitiva: un sistema capace di osservare continuamente il funzionamento della sanità, comprendere come nascono le decisioni, simulare scenari alternativi, valutare l’impatto organizzativo prima che venga realizzato, apprendere dagli errori e suggerire miglioramenti custodendo intatta la responsabilità umana.
Il professionista rimane il decisore. Il paziente rimane il protagonista. L’organizzazione diventa più intelligente.
Immaginiamo che ogni Casa della Comunità, ogni reparto, ogni pronto soccorso, ogni distretto diventino nodi di una rete cognitiva nazionale. Ogni innovazione locale viene compresa, validata, contestualizzata e diffusa dove può generare valore. Oltre ai documenti, si trasferiscono modelli mentali. Il Servizio Sanitario diventa una grande organizzazione che apprende.
Verso il SSN cognitivo
Per molti anni abbiamo progettato ospedali. Poi abbiamo progettato reti. Oggi dobbiamo progettare organizzazioni intelligenti. La prossima evoluzione del Servizio Sanitario Nazionale sarà, insieme, digitale e cognitiva: un sistema nel quale ogni relazione diventa conoscenza, ogni esperienza diventa apprendimento, ogni decisione contribuisce a rendere migliore la successiva.
Questa è la visione di COGI.CO: costruire un’intelligenza collettiva capace di mettere in rete professionisti, pazienti, organizzazioni e istituzioni, nella quale l’intelligenza umana resta il centro e la misura di tutto.
L’articolo di Barretta si chiude con il richiamo a una civiltà che riconosce l’altro come volto. L’intelligenza dialogica è il modo in cui questa idea diventa architettura: perché il volto si riconosce soltanto nel dialogo, e un sistema sanitario che assume il dialogo come propria infrastruttura è un sistema che ha scelto, per costruzione, da che parte stare.
Il futuro della sanità sarà determinato meno dalla quantità di algoritmi che sapremo sviluppare e più dalla capacità di trasformare l’intero Servizio Sanitario Nazionale in un organismo che pensa, apprende e si evolve insieme alle persone che lo abitano.
Questa è la sfida del SSN cognitivo. E questa è la proposta di COGI.CO.
Riferimento: Antonio Davide Barretta, “I pazienti al centro”, Forbes Italia, rubrica Healthcare Perspectives, luglio 2026.














