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L’Ospedale Niguarda rappresenta da decenni un punto di riferimento nazionale e internazionale nel campo della cardiochirurgia e dei trapianti cardiaci. Negli oltre quarant’anni di attività la struttura ha effettuato un numero significativo di interventi complessi: solo per il trapianto di cuore sono state superate le 1.300 procedure complessive, con un ritmo che mantiene costante l’impegno clinico e organizzativo della squadra medico-chirurgica. 

Un elemento distintivo è la combinazione di alta specializzazione clinica e innovazione tecnologica. L’ospedale, infatti, è uno dei pochi centri in Lombardia autorizzati a effettuare trapianti di cuore sia in età adulta che pediatrica. Inoltre conduce anche procedure avanzate come l’impianto di cuore artificiale di nuova generazione: tecnologia che consente a pazienti con insufficienza cardiaca avanzata di affrontare attese spesso lunghe per il trapianto con una qualità di vita significativamente migliorata. 

Accanto ai trapianti, il dipartimento ha introdotto negli ultimi anni approcci chirurgici mininvasivi, soluzioni robotiche per interventi complessi e sale ibride che integrano tecniche chirurgiche e interventistiche, potenziando così gli esiti clinici e accorciando i tempi di recupero. L’adozione di tecnologie come la perfusione ex-vivo degli organi donati ha inoltre ampliato le possibilità di utilizzo di cuori che altrimenti non sarebbero idonei, contribuendo a incrementare il numero complessivo di trapianti. 

In questo incontro approfondiremo con il dott. Claudio Francesco Russo, direttore SC Cardiochirurgia e Trapianto di Cuore e del Dipartimento Transplant Center GOM, come le innovazioni, insieme all’organizzazione multidisciplinare dell’équipe clinica, abbiano influito sui percorsi di cura, sull’esperienza del paziente e sugli esiti a lungo termine, confermando il Niguarda e questo dipartimento come centro di eccellenza nel panorama sanitario italiano.

Come sta evolvendo il processo di selezione dei candidati al trapianto di cuore e in che modo integrate nuovi strumenti diagnostici o predittivi nella valutazione?

Negli ultimi anni, si è assistito ad un generale ampliamento dei criteri di selezione per la candidatura dei pazienti al trapianto di cuore. Infatti, l’allungamento dell’aspettativa di vita, particolarmente rilevante nel nostro Paese, e la possibilità di accedere con più facilità a dispositivi di supporto al circolo anche molto avanzati rappresentano il fondamento che ha portato ad ottenere risultati del tutto soddisfacenti anche in casi e situazioni che fino a pochi anni fa sarebbero stati quasi inimmaginabili. Nonostante tutto ciò sia accompagnato da una crescente complessità, dal punto di vista clinico e chirurgico, queste sfide possono essere affrontate con coraggio e fiducia, grazie ai miglioramenti tecnici degli ultimi anni, che hanno incrementato la sicurezza per pazienti per cui storicamente il percorso del trapianto di cuore era precluso. L’ottimizzazione di questi standard è stata resa possibile anche dal supporto di nuovi strumenti diagnostici non solo nel momento della valutazione iniziale dei pazienti, ma anche del monitoraggio costante in tutto il percorso di cura che li porta al trapianto, anche da remoto. Questi strumenti ci consentono anche di avere a disposizione un quadro più puntuale in tempo reale del singolo paziente, di identificare il cuore più adatto, quando possibile, ad ogni ricevente, e di prepararci al trapianto di cuore nel modo migliore per garantire dei risultati consistenti anche ai malati che presentano una complessità e un rischio preoperatorio più elevati della norma.

Quali strategie adottate per ottimizzare la disponibilità di organi e ridurre i tempi di attesa, mantenendo al contempo elevati standard di sicurezza e qualità?

L’ampliamento della candidabilità dei pazienti al percorso del trapianto ha comportato l’aumento del gruppo di persone che in questo momento sono in attesa di un cuore nuovo. Per ovviare a questo problema e garantire che il maggior numero di pazienti possa ricevere il cuore di cui ha bisogno prima che le condizioni cliniche peggiorino a tal punto da rendere qualsiasi trattamento purtroppo inutile, negli ultimi anni sono state implementate diverse tecniche volte anche ad aumentare la disponibilità di organi da trapiantare, che continuano a rimanere il vero fattore limitante nel mondo trapiantologico. Oltre ad una comunicazione più intensa e capillare volta a sensibilizzare i cittadini sul tema della donazione degli organi, negli ultimi anni la comunità scientifica ha iniziato a spingersi oltre i vecchi limiti che si era posta. Abbiamo pertanto iniziato, ad esempio, a considerare organi di donatori anche di età più avanzata rispetto a un tempo, ottenendo dei buoni risultati. Gli strumenti tecnologici a nostra disposizione da ormai qualche anno, inoltre, ci consentono di spingerci molto più lontano a prendere i cuori giudicati idonei, limitando al minimo il rischio che comporterebbe un tempo di ischemia troppo lungo, trasportando l’organo perfuso e battente fino alla sala operatoria del trapianto. Un altro progresso scientifico non scontato che ha caratterizzato il nostro Paese negli ultimi due anni è stata l’implementazione della donazione da cuore fermo, che ha permesso di aumentare sensibilmente il numero di cuori donati e che precedentemente venivano scartati a priori. Tutte queste ed altre innovazioni stanno rendendo il panorama nazionale ed internazionale dei trapianti di cuore molto vivace e stimolante, dimostrando che esiste ancora un margine sensibile per incrementare le donazioni di cuore e quindi il numero di trapianti di cuore per i tanti pazienti che ne hanno bisogno. Questi progressi rimangono comunque basati sull’evidenza scientifica e pertanto vengono adottati su larga scala solo dopo una validazione che ne dimostri una sicurezza indiscussa per i pazienti. Infatti, le strategie sopra descritte sono state progressivamente implementate alla luce di risultati che le vedono paragonabili, come risultati, alle pratiche consolidate ormai da anni nei nostri centri trapianto. È infine utile ricordare che l’allocazione degli organi, che oggi risultano ancora in numero inferiore rispetto alle necessità dei pazienti in lista, è regolamentato in modo molto chiaro e rigoroso da un protocollo nazionale che permette di affiancare al principio di sicurezza anche quello di giustizia nei confronti dei malati la cui vita dipende dalla disponibilità di un cuore.

In che modo la collaborazione tra cardiochirurghi, cardiologi, anestesisti, intensivisti e specialisti della riabilitazione contribuisce al percorso di cura del paziente trapiantato?

La medicina moderna presenta sfide sempre più complesse e trasversali dal punto di vista delle competenze, e i pazienti trapiantati rappresentano in modo esemplare questa realtà multidisciplinare, in cui il lavoro di squadra è fondamentale per ottenere il benessere delle persone che affidano a noi la propria vita. È importante ricordare che per avere dei risultati positivi è necessario che funzionino tutti gli ingranaggi della grande macchina che viene messa in moto quando un paziente inizia il percorso che lo porterà al trapianto di cuore. Questi ingranaggi sono fatti di diverse figure professionali, diverse competenze necessarie nelle diverse fasi di questo complesso percorso di cura e ognuna di esse è strettamente correlata alle altre nell’ottenimento del risultato desiderato. È quindi fondamentale che tutti gli specialisti interagiscano quotidianamente, che si parlino e parlino la stessa lingua per creare un’alleanza sinergica, senza la quale il lungo cammino che intraprendono questi pazienti diventerebbe sicuramente molto più difficoltoso.

Quali sono le principali sfide e opportunità che vede nel prossimo decennio per la cardiochirurgia avanzata e i trapianti di cuore, soprattutto in un centro a alta specializzazione come il vostro?

Come facevo presente prima, la cardiochirurgia che si occupa specificatamente di insufficienza cardiaca avanzata e trapianto di cuore sta vivendo un’epoca di forse inattesa vivacità da punto di vista delle sfide e delle innovazioni. Già l’ultimo decennio ha visto la diffusione di sistemi di assistenza ventricolare sinistra a lungo termine con risultati decisamente migliori in termini di sopravvivenza e complicanze rispetto al passato. La ricerca scientifica sta portando avanti inoltre molti progetti rivolti allo sviluppo del cuore totale artificiale, per ovviare in modo efficace allo squilibrio apparentemente insormontabile tra cuori disponibili da donazione e pazienti in lista d’attesa per un trapianto. Alcuni dispositivi nuovi si sono già affacciati o si stanno affacciando sul mercato e rappresentano un ambito di sviluppo dal grande potenziale per centri come il nostro e in generale sono un’ulteriore speranza per i pazienti affetti da insufficienza cardiaca terminale. Un ulteriore aspetto potenzialmente intrigante su cui la ricerca scientifica sta rivolgendo il proprio interesse per il prossimo futuro è rappresentato dallo xenotrapianto, per esplorare la possibilità di trapiantare cuori ottenuti da animali geneticamente modificati per prevenire problemi di rigetto. Altre aree di sviluppo che interesseranno il nostro ambito nei prossimi anni riguardano tutte le tecniche che permetteranno di aumentare il numero di cuori utilizzabili dal pool dei donatori e tutti gli strumenti che ci consentiranno di proteggerli in modo più efficace fino al momento del trapianto. Tutti questi aspetti, e molti altri, rendono l’ambito della cardiochirurgia applicata al trattamento dell’insufficienza cardiaca avanzata e al trapianto di cuore più vivace che mai e pronto a confrontarsi, grazie all’innovazione scientifica, con le sfide che il prossimo decennio ci presenterà.

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