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Di fronte ai grandi traumi, quando ogni minuto pesa quanto una vita intera, Milano ha un presidio che fa scuola a livello nazionale. È il Trauma Center del Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, non solo un riferimento per il capoluogo lombardo, ma per l’intera Lombardia e il panorama sanitario italiano.  Con una media che si attesta tra i 700 e i 900 casi l’anno di trauma maggiore, si colloca tra i principali hub italiani per la gestione delle emergenze più complesse. Al centro di questo sistema c’è una struttura organizzata per rispondere in pochi istanti a incidenti stradali gravissimi, politraumi, eventi da arma da fuoco o da taglio, cadute dall’alto, maxi-emergenze urbane. 

Il Trauma Team è inserito nell’area dell’emergenza-urgenza, che comprende pronto soccorso con oltre 100 mila accessi l’anno, shock room di 25 metri quadrati equipaggiata per tutte le manovre salvavita, radiologia dedicata con Tac e angiografia, blocchi operatori con sale sempre disponibili, aree di terapia intensiva e sub-intensiva, reparti di ortopedia, neurochirurgia, chirurgia maxillo-facciale, chirurgia plastica e Centro Ustioni, tutti integrati in un unico percorso tempo-dipendente. 

Il modello su cui si fonda è quello del trauma system moderno: un team multidisciplinare, attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette, capace di prendere in carico il paziente dal momento dell’arrivo in shock room fino alla stabilizzazione in terapia intensiva e alla successiva fase riabilitativa. Chirurghi, anestesisti-rianimatori, ortopedici, neurochirurghi, radiologi, infermieri, tecnici di radiologia, personale del centro trasfusionale e operatori socio-sanitari lavorano fianco a fianco in un flusso continuo, con protocolli condivisi e procedure standardizzate per ridurre al minimo ogni ritardo. Il Trauma Team di Niguarda è l’unico in Italia a conduzione chirurgica, una peculiarità che ne fa un modello di riferimento a livello internazionale. A guidare la squadra è una direzione di chirurgia generale dedicata al trauma maggiore, che ha come responsabile la dottoressa Stefania Cimbanassi, 51 anni, medico chirurgo e dal 2023 direttrice della Chirurgia generale Trauma Team. Sotto la sua direzione operano 9 chirurghi altamente specializzati con un’età media di appena 36 anni. La giovane età non è un dettaglio anagrafico, ma il segno di un investimento strutturale sulla formazione di una nuova generazione di professionisti capaci di coniugare velocità decisionale, competenze tecniche avanzate e familiarità con le tecnologie più moderne. 

Secondo i dati diffusi a livello regionale, questo team affronta mediamente 2 casi di trauma maggiore al giorno, con punte che possono arrivare fino a 5, per un volume complessivo che si colloca tra i 700 e i 900 traumi maggiori l’anno con un trend in crescita negli ultimi anni. Questo significa che ogni giorno, in qualunque momento, la shock room può trasformarsi nel teatro di un intervento estremo in cui si concentrano, nello stesso spazio, diagnostica avanzata, chirurgia d’urgenza e rianimazione. La shock room è il cuore pulsante del percorso: una sala collocata al centro dell’area di emergenza, dove il paziente viene accolto dall’équipe già pronta con protocolli ATLS (Advanced Trauma Life Support) e strumenti per eseguire manovre salvavita immediate, dalla gestione delle vie aeree al controllo delle emorragie. In pochi minuti è possibile effettuare esami radiologici, posizionare drenaggi, eseguire interventi chirurgici d’emergenza e attivare contestualmente il supporto trasfusionale. A rendere il Niguarda una struttura unica in Italia e un hub strategico per l’emergenza-urgenza è anche l’integrazione con l’elisuperficie e con la rete del 118, che consente il trasporto rapido dei pazienti più gravi direttamente al Trauma Center da tutto il territorio regionale e, in caso di necessità, da fuori regione. In questo modo l’ospedale si configura come vertice della rete ospedaliera per le patologie tempo-dipendenti: infarto, ictus, traumi maggiori, grandi ustioni e altre condizioni in cui la tempestività dell’intervento è decisiva per la sopravvivenza e la qualità di vita futura del paziente.

Il recente ampliamento del Centro Grandi Ustioni, operativo dal giugno 2025, rappresenta l’unica struttura dedicata in Lombardia e punto di riferimento europeo con 12 posti letto dedicati di cui 5 di terapia intensiva e un’équipe specialistica attiva h24, completa il “Polo dell’Emergenza-Urgenza” del Niguarda insieme al Trauma Center, al pronto soccorso e agli altri reparti di alta complessità. 

Questo modello multidisciplinare ed integrato ha contribuito a far individuare nel Niguarda l’“Ospedale Olimpico” per i Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, così da garantire la gestione delle emergenze più complesse di un grande evento internazionale: un’altra conferma della sua eccellenza e un riconoscimento che testimonia la capacità della struttura di gestire situazioni di massima emergenza e complessità.

Sul piano organizzativo, il trauma viene gestito attraverso un registro dedicato che raccoglie sistematicamente dati clinici, tipologia di lesioni, tempi di intervento, esiti e complicanze, consentendo un monitoraggio continuo della qualità e un confronto con gli standard internazionali. Un approccio data-driven che permette di aggiornare periodicamente i protocolli interni, individuare aree di miglioramento e partecipare attivamente alle reti scientifiche nazionali e internazionali sulla traumatologia.

Altro pilastro del modello Niguarda è la sua vocazione formativa: il Trauma Center rappresenta un laboratorio permanente per specializzandi, giovani chirurghi, anestesisti e professionisti dell’emergenza che vengono formati sul campo, con tutoraggio diretto e simulazioni ad alta fedeltà. 

L’esperienza del team, inoltre, è messa a disposizione di altre strutture attraverso corsi, workshop e collaborazioni con le centrali operative dell’emergenza territoriale, contribuendo così alla diffusione di una cultura condivisa della gestione del trauma maggiore. Non è un caso, infatti, che il Trauma Team di questa eccellenza ospedaliera venga frequentemente indicato come modello organizzativo e clinico, capace di “fare scuola” per protocolli, tempi di risposta e integrazione multidisciplinare. In un contesto urbano complesso come quello milanese, segnato da incidenti stradali, infortuni sul lavoro e, sempre più spesso, episodi di violenza, la capacità di trattare rapidamente e in modo coordinato i casi più gravi diventa una cartina di tornasole della tenuta del sistema sanitario pubblico.

Ma dietro ogni numero del registro traumi c’è una storia individuale, spesso sospesa in pochi secondi tra la vita e la morte, che entra in un circuito altamente specializzato in grado di offrire al paziente, nella stessa sede, chirurgia d’urgenza, terapia intensiva, ricostruzione funzionale e, quando serve, supporto psicologico e riabilitazione. È in questo intreccio di competenze, tecnologie e organizzazione che il Trauma Center del Niguarda si è guadagnato la reputazione di eccellenza nazionale e internazionale, diventando uno dei simboli più concreti di cosa significhi, oggi, fare davvero emergenza-urgenza ad alta specialità. Non mancano nuove sfide da affrontare, negli ultimi anni infatti il Trauma Team ha dovuto far fronte a un aumento preoccupante di aggressioni, soprattutto da arma bianca a scopo di rapina, con vittime spesso giovani. Una realtà che ha richiesto un ulteriore affinamento delle competenze e dei protocolli di intervento, consolidando tuttavia la reputazione del Niguarda come centro di eccellenza nella gestione dei traumi complessi.

Il primo incontro di questo nostro viaggio, che fa tappa nelle eccellenze dell’Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, è con il Dott. Filippo Galbiati,  direttore S.C. Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso e Dipartimento Emergenza Urgenza – EAS.  Abbiamo scelto il Pronto soccorso perché rappresenta il front office di un ospedale, la porta sempre aperta a qualsiasi bisogno di cura. Ma in questo bisogno c’è gran parte della salute pubblica e la realtà di un reparto tra i più complessi da vivere e gestire nell’ambito della medicina specialistica.

Dott. Galbiati, oltre il triage, quali strategie adottate per gestire l’elevato afflusso di pazienti, soprattutto nei momenti di maggiore pressione, riuscendo a garantire tempi di attesa sostenibili e qualità dell’assistenza?

Grazie all’ampliamento del Pronto Soccorso, stiamo implementando un modello di assistenza innovativo, che si integra con e va oltre il Triage come lo conosciamo. Il Triage definisce il codice di gravità che diventa codice di priorità, a questo aspetto segue l’invio in aree differenziate – alta intensità (codice 1) – media intensità (codici 2 e 3) – bassa intensità (codici 4 e 5). È come se lavorassimo con tre linee di PS del tutto autonome ed autosufficienti che dialogano tra loro. Ma siamo andati oltre: abbiamo suddiviso la media intensità, che è quella complessa perché unisce alti numeri, pazienti potenzialmente gravi e persone con bisogni differenti, in due aree funzionalmente autosufficienti: l’area arancione (per paziente codice 2 e 3 allettati, accompagnati dalle ambulanze, con bisogni socio-assistenziali elevati) e l’area di Rapid assessment treatment (sempre per codice 2 e 3 ma pazienti autosufficienti e senza problemi assistenziali). Andiamo oltre il concetto di paziente ed introduciamo servizi, aree e personale dedicati secondo il bisogno specifico della “persona”. Separiamo, in sintesi, due popolazioni con analogo rischio evolutivo ma bisogni personali ed assistenziali differenti. Quindi è come se lavorassimo con quattro PS: alta intensità, due aree per la media intensità (separando autosufficienti e non), un’area dedicata alla bassa intensità. A questo sia aggiungono 4 fast track specialistici per invio diretto dal Triage (ortopedico, psichiatra, odontoiatra, oculista) e due PS specialistici (pediatrico ed ostetrico-ginecologico)

Quali innovazioni tecnologiche o cambiamenti organizzativi sono stati introdotti di recente o intendete introdurre e quale impatto stanno avendo sulla presa in carico dei pazienti? Ce ne sono alcuni che ritiene facciano davvero la differenza nel supportare l’enorme carico di lavoro quotidiano?

Abbiamo introdotto diffusamente, in ogni area, i protocolli di presa in carico infermieristica (PPCI). Quando arrivi in PS, nel post triage ti accoglie un infermiere formato, che esegue esami di laboratorio, elettrocardiogramma ed altri accertamenti secondo protocolli condivisi. Il paziente si sente preso in carico subito. Se ci sono problemi in questi esami, emergono addirittura anticipatamente alla visita medica e questo consente di affrontarli. Abbiamo poi introdotto i POCT (point of care) ovvero devices per esecuzione di esami di laboratorio e microbiologia direttamente in Pronto Soccorso. Per un tampone influenza o Covid, non c’è bisogno di inviare nulla in laboratorio. Lo facciamo lì in pochi minuti. Questo vale per tanti esami del sangue, in modo da accorciare decisamente i tempi di refertazione. Stiamo inoltre lavorando a sistemi di Intelligenza Artificiale di assistenza al lavoro dei medici e degli infermieri ed all’introduzione di piattaforme per il teleconsulto con gli specialisti di riferimento.

In che modo il Pronto soccorso collabora con i servizi territoriali e con la medicina di base per assicurare continuità assistenziale e ridurre gli accessi impropri?

Abbiamo introdotto negli ultimi anni vari servizi per l’assistenza domiciliare dei nostri pazienti in dimissione, assieme alla Direzione Sociosanitaria per il Municipio 9 che è l’area del Distretto di Niguarda. Dal PS segnaliamo pazienti fragili e soprattutto anziani che hanno bisogno di assistenza. I servizi sono diversi. L’infermiere di famiglia e comunità, se c’è bisogno di fare terapie, medicazioni, cambiare un catetere e altro. Il servizio PCAD: un medico ed un infermiere si recano a casa di pazienti dimessi per controlli, valutare evoluzione sintomi, adeguare la terapia, programmare gli esami. Gli assistenti sociali che vengono in PS, eseguono consulenze sulle situazioni di fragilità sociale, problemi abitativi, persone sole e si relazionano con i servizi comunali direttamente. E poi tutti i giorni c’è il Caring nurse che si occupa costantemente della comunicazione con i caregiver e i medici di medicina generale.

Quali programmi di formazione e supporto vengono messi in atto per il personale medico e infermieristico, considerato il livello di stress e la complessità del lavoro in un grande pronto soccorso come quello di Niguarda?

La formazione qui non manca, non solo per il personale medico e infermieristico ma anche per gli Oss, a cui tengo molto. Tutti hanno l’occasione di crescere, di fare corsi assieme, di partecipare ad eventi formativi esterni, di collaborare all’organizzazione del nostro congresso medico- infermieristico: “Ritorno al Futuro della Medicina d’urgenza”. Abbiamo svariati gruppi di miglioramento interni fatti da medici, infermieri ed Oss, senza barriere tra le professioni: si lavora assieme e si cresce assieme. C’è grande collaborazione tra il personale, anche stima reciproca ed amicizia. Poi ogni tanto si organizzano anche momenti di condivisione svago per stare assieme e divertirsi: sono cose importanti che creano lo spirito di gruppo. Per Natale andremo insieme a festeggiare: saremo circa un centinaio, sarà una bella serata a Monza presso quella realtà stupenda che è Pizzaut, cui siamo molto legati.

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